La bellezza del cigno – La Poesia dei Mestieri

In questo podcast: La bellezza del cigno della serie La Poesia dei Mestieri troverete la storia di tre generazioni di donne.

Che si tramandano i gioielli di famiglia da suocera a nuora.

Partendo dalla miseria assoluta del dopo guerra, la progenitrice del racconto, riuscì a conquistarsi un modesto benessere lavorando duramente sin da giovanissima.

Se non siete affini a storie realistiche che narrano dell’Italia dell’immediato dopo guerra e raccontano di sofferenza, vi consiglio di astenervi dall’ascolto.

Tre generazioni di donne che condividono le loro esperienze di vita tramandosi i gioielli come se fossero un testimone del legame affettuoso che le unisce.

In realtà alcuni di questi gioielli sono di pochissimo valore, oggetti contadini ottenuti dalla fusione di rame e argento.

Alla fine degli anni cinquanta e con l’inizio degli anni sessanta del secolo scorso, molte famiglie cominciarono ad accumulare piccolissimi risparmi e a respirare un po’ di prosperità.

Beninteso che prosperità allora significava avere un lavoro anche modesto ma continuativo.

A Milano dagli anni sessanta cominciarono a essere molto richiesti i laboratori di sartoria.

Ed è sulla base di questa opportunità di lavoro, tutta al femminile, che tante cucitrici imparano l’arte.

Diventano prima “sarte” e poi, con un po’ di fortuna e tanta abilità “creatrici di moda milanese”.

Attorno del fiorente mercato della moda, destinato a un pubblico sempre più ampio, viene a crearsi un considerevole indotto.

Uno dei settori che crescono sono le lavanderie al servizio delle “signore” del tempo ma anche di alberghi e hotels.

E delle tante attività che si ripartono con grande vigore.

E’ un boom economico, da prendere al volo, in tutte le sue sfaccettature!

Ecco che anche una modesta lavandaia può risparmiare e infine acquistare un oggetto d’oro.

Considerando che il metallo prezioso non si svaluta e non si deteriora, investire in oro è sempre stato una scelta sicura permettere al riparo i propri risparmi.

Inoltre la presenza di abili artigiani orafi aggiungeva talento artistico e rendeva l’oggetto esclusivo, cosa che ne aumentava di molto il valore.

Nel caso della signora Gilda, ma anche per molte altre persone in quell’epoca, rappresentava un simbolo tangibile della rinascita da una condizione di miseria assoluta.

Così Gilda e la sua famiglia tessero con il signor Silvio, l’orafo, un rapporto di stima e fiducia che si protrasse per decenni.

Non fu una cliente occasionale, ma un’affezionata amica che portò nel laboratorio orafo molte conoscenti.

Contribuendo alla crescita nel professionista e alla divulgazione del valore artistico del suo lavoro.

Come dovrebbe essere sempre!

La storia che raccontiamo si sviluppa nel tempo fino a giorni nostri.

Tessendo un ordito di affetti, tra sofferenza e momenti di rinascita, che uniscono le protagoniste in una relazione umana, solida e continuativa.

Testo di: Rossana Mauri

Voce narrante e suoni di: Valeria Battaini

Musiche di: freepd.com

Creative Commons